Uno dei teatri più belli e caratteristici della città di Roma è certamente la Sala Uno, uno spazio davvero singolare, che sorge sul retro del monumento della Scala Santa in piazza di Porta San Giovanni, e che presenta una propria architettura storica utilizzata tal quale come scenografia per tutti gli spettacoli ideati, realizzati e ospitati nella suggestiva Sala! Un finale di stagione molto valido, interessante, emozionante e per molti versi commovente, grazie a tre spettacoli davvero meritevoli di ogni elogio artistico e umano. Davood Kheradmand ha presentato, insieme a Francisco Espejo, la piece intitolata Ah oppure oh, oppure silenzio, come se fosse un’opera di teatro, con la ottima interpretazione da parte dei giovani Barbara Giordano, Dario E. Tacconelli e Matteo Febo, con la regia dello stesso Davood. Uno spezzato di vita reale, semplice, puro e pulito, presentato in forma lineare, ingenua, e del tutto sincera, con tre personaggi che si incontrano, cercano di sottrarsi alla sofferenza quotidiana, accettando il dolore di non poter esistere, se non impigliati e imprigionati nella fitta e inesorabile ragnatela dei rapporti umani quotidiani. La vita cambia, crollano i segreti e emergono verità di tutti i generi, in funzione degli incontri e delle persone che si incontrano e che si frequentano…; la via d’uscita? solo la follia, che rappresenta la complessità giunta a soluzione finale! Uno spettacolo emozionante, che merita di essere ripreso nella prossima stagione. Il bravo e sensibile Roberto Della Casa ha diretto Il Cantico dei Cantici, poema d’amore in 8 capitoli, nella bella traduzione di G. Rossino e presentato nella suggestiva area all’aperto dei giardini della Sala Uno; musiche di Marco Valebraga intercalate alla sentita e commossa interpretazione dei bravi attori Virginia Bonacini, Irma Ciaramella, Valentina Morini, Matteo Febo, Olek Mincer e Igor Petrotto. Il più sublime dei cantici, scritto in ebraico e contenuto sia nella bibbia ebraica che in quella cristiana; secondo le ipotesi condivise da esperti studiosi, questo testo sarebbe stato scritto in Giudea nel quarto secolo avanti Cristo, da un autore ignoto, che però si era basato su testi ancora più antichi ! Alla Sala Uno è stato presentato in otto capitoli contenenti intensi poemi d’amore in forma di dialogo tra uomo e donna: un amore pieno di tenerezze, la ricco di sfumature sessuali e immagini erotiche, che non pregiudicano affatto il carattere sacro del cantico! Una rappresentazione che ha avvinto e coinvolto il folto pubblico presente nello spazio dei giardini, e che merita di essere replicata altre volte ancora nello stesso spazio o in altri sedi altrettanto suggestive e romantiche! E infine Alzir Dea, soltanto un giorno, due giorni forse, di Constantin Jopeck, con la traduzione di G.R. Cattani e con la regia dello stesso autore; interpreti molto bravi Astrid Meloni, Daniele Amendola, Daniel Terranegra e Giulia Weber, con la partecipazione di Francesco Masi e Giulia Valori. Alzir, donna delle pulizie, è innamorata di un carabiniere, e la storia si dipana come un puzzle, nel quale manca sempre un tassello! E’ il ritratto di una donna vista da ogni angolazione, o da nessuna parte, una trasparenza e nello stesso tempo un mistero; come sempre, ci sono una figlia, un padre e una madre… ma niente sta qui come altrove. Ci sono anche uno spettro, un fantasma ed un arcangelo sopraffatti, senza dimenticare il carabiniere e strane considerazioni sull’arte…In fondo la storia di Alzir non la conosciamo, non la conosceremo, e non potremo conoscerla: la sua storia inizia forse sulla mensola di una libreria, e forse lì stesso continua e termina! Il noto bravo autore francese Pierre Notte definisce questo testo un’opera intima, esigente e singolare, un testo che presenta uno slancio poetico molto raro, una miniatura essenziale per una avventura di spettri inserita in un destino umano! Insomma, ho ritenuto giusto e opportuno segnalare questi tre ottimi spettacoli alla Sala Uno, di Roma, che hanno concluso in maniera stupenda la stagione artistica 2011-2012.
Franco Vivona








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