Furono facili profeti coloro che, nel mese di Marzo u.s. nel vedere sui terreni di montagna e collinari alberi abbattuti dalla neve e dal gelo, predissero che essi avrebbero potuto offrire esca, in caso di giornate afose come queste di Agosto, allo sviluppo d’incendi, dannosissimi non solo per l’uomo ma anche per tutto il sistema ecologico forestale. Così è stato!
Proprio in quei luoghi dove oggi sono stati impegnati in tutto il Lazio gli uomini della Protezione civile della Regione Lazio, il Corpo forestale dello Stato, squadre di volontari e i mezzi di spegnimento canadair ed elicotteri per domare le fiamme, questa task-force poteva essere risparmiata qualora ci fosse stata a suo tempo un’opera di accurata prevenzione, comminando contravvenzioni ai proprietari dei terreni abbandonati. Una giusta prevenzione, infatti, si rende necessaria per eliminare qualunque possibilità futura che il maniaco piromane seguiti a procurare danni anche perché il patrimonio arboreo del nostro Paese è ormai segnato. Un esempio? Basti vedere sulle alture che sovrastano Piglio le piante abbattute dagli eventi meteorologici proprio a confine con la strada Provinciale Piglio-Altipiani di Arcinazzo. Si invita chi gestisce il patrimonio boschivo, a porre la massima attenzione affinché questa vera ecatombe d’alberi sia rimossa al più presto per salvaguardare il restante bosco.
Per non parlare poi delle discariche a cielo aperto lungo la stessa arteria tra il Km 4 e il Km 9. Anche qui si ripropone uno spettacolo davvero indecente: baracche sparse qua e là e, in disprezzo ad ogni norma di convivenza civile, sono stati buttati materassi, brande, divani carcasse d’auto e d’elettrodomestici e quanto altro di cui bisognava disfarsene dalle proprie abitazioni. Sarebbe opportuno ripristinare nella zona condizioni di vivibilità attraverso una definitiva ripulitura per poi proseguire ad una bonifica della scarpata lungo la provinciale nel tratto sopracitato.
A tutto ciò si aggiungano le montagne di rifiuti abbandonati indiscriminatamente lungo le strade comunali, tutti potenziali focolai di epidemie e fonte di proliferazione di ratti, insetti ed altri piccoli dannosi organismi. Una situazione che non può essere ulteriormente sottovalutata. Ciò non per puntare il dito contro qualcuno, ma per preservare a tutti le risorse naturali, un patrimonio comune.
Giorgio Alessandro Pacetti








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