Dopo la netta presa di posizione dell’On. Francesco Scalia, consigliere regionale, che ha affermato: “ La Proposta di realizzare un nuovo impianto di trattamento dei rifiuti a Paliano, castellaccio, è da respingere con fermezza. Quell’area è già fortemente gravata da impianti a servizio del ciclo dei rifiuti. Peraltro, solo qualche mese fa la Regione Lazio ha riconosciuto la Selva di Paliano
come Monumento naturale perciò oggi non può che opporsi alla realizzazione di un impianto del tutto incompatibile con i valori della zona”. Arriva anche la ferma opposizione dell’On, Renzo Carella che afferma “NO alle mille tonnellate di rifiuti dalla Capitale!!! Colleferro ha già dato !
“Sarebbe veramente sconcertante se il Commissario Straordinario per i Rifiuti nel Lazio, il Prefetto Pecoraro e la Presidente della Regione Polverini coltivassero l’idea di realizzare a Castellaccio, Paliano, un impianto di trattamento meccanico biologico per 1.000 tonnellate di rifiuti da Roma – afferma l’on. Renzo Carella (Pd) – Vorrei ricordare loro che non possono risolvere i problemi della Capitale e la chiusura della discarica di Malagrotta riversando tutti i rifiuti in provincia. I cittadini di Colleferro e di Paliano, la comunità scolastica dell’istituto professionale Ipia che si trova di fronte alla discarica, hanno il diritto di pretendere la chiusura di Colle Fagiolara; questo è sicuramente il passo più importante per avere finalmente quel risanamento ambientale complessivo di cui i territori hanno bisogno. Colle Fagiolara che tra l’altro si trova accanto al Parco della Selva di Paliano di cui la Regione ha acquisito gran parte dei terreni. Invece, anziché affrontare la chiusura della discarica si pensa di realizzare un nuovo impianto poco fuori Colleferro – continua l’on. Carella – 1.000 tonnellate di rifiuti di Roma da riversare in queste zone sarebbe un atto di grande irresponsabilità, che non tiene conto della situazione ambientale della Valle del Sacco fortemente compromessa. Se l’impegno è invece quello di riversare 1.000 tonnellate di rifiuti sui territori provinciali – conclude l’on. Carella – non solo ci opporremo in tutte le sedi ma chiameremo la popolazione ad una vera e propria sollevazione”.
Il Piano, è quello che l’Ama che gestisce la raccolta, il trattamento, lo smaltimento ed il riciclaggio dei rifiuti solidi urbani di Roma e l’Acea che hanno formalizzato nei giorni scorsi con la proposta di allestire un impianto TMB ( Trattamento Meccanico Biologico) con un processo che separa l’indifferenziato dal secco all’umido a Paliano in località Castellaccio nella ex proprietà della Acea Energie (ex Rohdia).
Intanto, il sindaco di Paliano Maurizio Sturvi si lamenta perché ad: “Oggi non è arrivata nessuna comunicazione ufficiale al comune. Inoltre, ci riserviamo la possibilità di valutare più attentamente una questione così importante non prima di aver analizzato le carte ufficiali che ad oggi non sono pevenute. Fatto sta che Acea ha tutto il diritto di proporre i propri piani industriali alla Regione. Il comune di Paliano non può non essere interpellato al riguardo e quando verrà fatto valuteremo nei dettagli la situazione senza creare ad oggi facili allarmismi e strumentalizzare una proposta che è ad oggi solo una proposta”.
Una vera e propria aggressione – così Alberto Valleriani, presidente della Rete per la Tutela della Valle del Sacco. Nonostante il mantenimento degli ATO provinciali nella revisione del Piano Rifiuti Regionale in corso di approvazione, alla luce dei progetti presentati dai principali attori pubblico-privati del ciclo dei rifiuti, la ridefinizione territoriale degli stessi ATO, già concettualmente, ora concretamente, è volta a riversare sulla Valle del Sacco e sulla Provincia di Frosinone centinaia di migliaia di tonnellate di Rifiuti Solidi Urbani da separare, trasformare in cdr e quindi incenerire. Se, ovviamente, l’impatto effettivo nell’ottica della correttezza – forse meglio dire della scorrettezza – del ciclo dei rifiuti potrà essere valutato solo con la debita e puntuale analisi tecnica dei progetti, già è chiaro dove si pensano di dislocare gli impianti di trattamento rifiuti. Vediamo infatti che il nord del Frusinate, nella Bassa Valle Latina, ingloba nell’ATO di Frosinone cinque Comuni pontini che potrebbero contribuire al funzionamento delle linee di incenerimento di San Vittore (impianto peraltro adeguato tecnicamente al contenimento delle emissioni ed usufruente dei lucrosi ‘certificati verdi’, pagati dalla collettività), ora acquisito da A.R.I.A. (ACEA Risorse e Impianti per l’Ambiente) spa, come da Determinazione B9170 del 01.12.11 della Direzione Regionale Attività Produttive e Rifiuti. Con la Determinazione consecutiva, B9171, stessa data, A.R.I.A. acquisisce l’ex impianto di cdr di Castellaccio, pressoché non operativo da alcuni anni. Ma l’impianto di TMB proposto a Castellaccio non sarebbe funzionale alla separazione meccanico-biologica del flusso di rifiuti del Frusinate, bensì a quello romano, in quanto Paliano e Anagni sono assegnati dal Piano Rifiuti Regionale all’ATO di Roma. L’Ordinanza del 06.01.12 del Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale (Rifiuti) della Provincia di Roma, il Prefetto Giuseppe Pecoraro, prende atto della proposta ACEA spa – AMA spa del 29.12.11 di realizzare un impianto di TMB a Castellaccio in 12 mesi. Un impianto faraonico, capace di trattare 300.000 tonnellate annue di rifiuto (dato: il Sole 24 Ore Roma), più del doppio dell’impianto di TMB previsto a Colleferro, il 25% della cui produzione sarà di cdr destinato agli obsoleti inceneritori cittadini. Se fosse autorizzato l’impianto di TMB di Castellaccio con tale quantità massima di rifiuto, si tratterebbe di uno degli impianti più grandi d’Italia. Per la precisione, se si escludono quelli campani, sarebbe secondo solo a Colfelice, com’è noto straordinariamente impattante sul territorio, autorizzato al trattamento di 327.000 tonnellate annue (dati Rapporto ISPRA 2011, Appendice 2)”.
“In questo modo – aggiunge Francesco Bearzi, Coordinatore Retuvasa Provincia Frosinone – l’attuale maggioranza della Regione Lazio potrebbe completare e perfezionare l’operato delle precedenti Amministrazioni, realizzando il ‘triangolo del rifiuto’ Colleferro-Paliano-Anagni. Ognuno si prenda le proprie responsabilità e scongiuri il rischio di veder realizzato quanto sopra. In primis, la Regione Lazio, se intende realmente risanare la Valle del Sacco. Poi, la Provincia di Frosinone, che qualche mese fa si opponeva alla rideterminazione degli ATO. Infine, le amministrazioni comunali. Paliano, che virtuosamente promuove il rilancio de La Selva e si è sempre opposta alla limitrofa discarica di Colle Fagiolara e all’impianto TMB di Colleferro – quella che con bieca lungimiranza politica è l’attuale capitale del trattamento dei rifiuti nella Valle del Sacco – non potrà certo considerare la propria zona industriale come avulsa dal territorio. Anagni, il cui abitato di San Bartolomeo (circa 1200 residenti) si trova a ridosso dell’impianto, deve mantenere lustri di promesse alla popolazione contro l’eventualità di nuovi impianti di trattamento rifiuti a Castellaccio. Per concludere, vediamo nei giorni scorsi Unindustria (Confindustria) Frosinone lanciare segnali incoraggianti in direzione della riformulazione del progetto aeroportuale in chiave di eliporto e riprendere il sostegno all’ottimo progetto Kipar. Evidentemente, la riqualificazione ambientale e turistica della Valle del Sacco sarebbe incompatibile con la sua destinazione a nodo nevralgico del trattamento rifiuti del Lazio”.
Cari Onorevoli adesso è facile dire no, perché state all’opposizione a tutti i livelli, quando voi (come partito) però eravate anche al comune di Paliano, proprio a Castellaccio fu realizzato il sistema di smistamento dei rifiuti che addirittura poi andavano a bruciare a Cassino, con un via vai di camion che attraversavano tutta la provincia e con aggravio di costi notevoli sull’immondizia. Oggi, il vento è cambiato? L’impianto che dovrebbe realizzare Colleferro invece, dove si farà? Non dovrebbe farsi vicino a Colle Fagiolara?
Giancarlo Flavi




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