Esattamente come l’estate scorsa volatilità e news politiche la fanno da padrone su tutti i listini finanziari. Le economie mondiali sono profondamente legate l’una all’altra e se una farfalla sbatte le ali a Francoforte è probabile che arrivi un ciclone a Wall Strett. I beni di rifugio hanno perso molte delle loro caratteristiche fondamentali e, ormai, non sta scritto da nessuna parte che se le Borse vanno male l’oro continuerà a salire. I Bund tedeschi sono arrivati a segnare rendimenti addirittura negativi.
I motivi sono tanti. Il metallo giallo, ad esempio, dopo aver cavalcato per un decennio l’onda di un rialzo che sembrava senza fine (passando dai circa 400 dollari per oncia del 2002 ai 1900 del 2011), ultimamente pare si sia quasi omologato ad uno strumento finanziario che segue l’andamento dei mercati. Questo, probabilmente, anche perché la presenza di oro in strumenti come ETF e fondi è sempre più massiccia e questo lo espone all’andamento delle Borse mondiali.
La settimana passata abbiamo potuto vedere come le parole di Mario Draghi – faremo di tutto per salvare l’euro - prima abbiano dato il via ad un’imponente cavalcata dell’indice di Piazza Affari, risorto da nuovi record negativi, e solo il giorno dopo lo abbiano affossato, smentendo nuovamente tutto venerdì 3 Agosto per avviare un rialzo che ha portato l’indice ai massimi del mese di luglio (più di 2.000 punti in due settimane).
Insomma tutto e il contrario di tutto mentre dal mondo “reale” arrivano notizie sempre peggiori: tasso di disoccupazione italiana al 10,8% in crescita di un sonoro 2,7% rispetto a Maggio, crollo del PIL nel secondo semestre del 2,5%, il dato peggiore dal 2009, e livello di pressione fiscale tra i più alti del Mondo.
Ma allora come bisogna navigare in un mare dove non c’è una stella polare da seguire? Quando non ci sono schemi si possono seguire due strade: rimanere alla finestra e attendere tempi migliori, oppure crearseli. “Non si tratta dei soldi ma della partita, giocare e vincere” : questo è il momento dei Gordon Gekko, degli speculatori di professione. Nervi saldi, un occhio sui grafici e un altro sulle notizie, pronti a entrare ed uscire con la velocità di uno scalper. Le uniche regole giuste sono quelle che generano un profitto.
Molti vi diranno “non comprare mai sui minimi”, io non li seguo mai. Per me Monte dei Paschi a 0,14 centesimi era da comprare (per quanto odio i titoli bancari) come erano da comprare i BTP al minimo storico dell’estate scorsa e sulla forte flessione di due settimane fa. Ovvio, non vale per tutti i titoli alcuni sono vera e propria spazzatura e se ogni giorno si tingono di un rosso sempre più acceso vuol dire solo che gli investitori lo sanno e li stanno vendendo. Perché credersi più svegli di tutti gli altri?
Tuttavia ci sono dei titoli di cui un trader si innamora. Li pensa sempre, li osserva, ne conosce ogni sfumatura e nei momenti in cui scendono come quelli caratterizzati da forte volatilità non può fare a meno di metterli in portafoglio a piccole dosi. Salvatore Ferragamo, Pirelli & C., Campari, Tod’s e Apple sono i miei: aziende solide, che operano maggiormente all’estero e sfruttano canali di distribuzione diversificati, non sono esposti al mercato di un solo Paese e vendono prodotti di eccellenza. Finché avrò liquidità da destinare all’azionario, sui supporti, li comprerò sempre. Ferragamo, in particolare, dall’esordio in Borsa del Luglio 2011 lo avrò comprato e rivenduto 20 volte.
Capitolo titoli di stato. L’Italia non fallirà, se dovesse dichiarare default i problemi saranno molto più grandi di quelli di non vedersi rimborsato un BOT o un BTP alla scadenza, quindi: scadenze brevi (massimo 2 anni) sotto la pari e con una cedola superiore al tasso di inflazione corrente sono sempre da mettere nella polizza titoli. Lunghe scadenze (ilceleberrimo 2029 al 5,25% o anche il 2027 al 6,5%) sono per gli speculatori e per chi può permettersi di congelare un po’ di liquidità in casi negativi.
Una bussola però anche nel mare in tempesta c’è sempre e è la diversificazione: comprare di tutto, non concentrarsi mai su un unico strumento. I derivati, in particolare i futures, se utilizzati con criterio certosino sono sicuramente gli strumenti che preferisco. Il mini FIB in particolare è un contratto a scadenza trimestrale che si basa sul principale indice di Piazza Affari. Una modalità abbastanza semplice è quello di utilizzare le medie mobili per i segnali di entrata e uscita; quando la breve (di solito 4 periodi) incrocia verso l’alto la lunga (50 periodi) si compra, al contrario si vende. Il richio è molto elevato così come i profitti e… le perdite.
Per chi invece vuole godersi un’estate tranquilla sotto l’ombrellone – a molti broker sono state revocate le ferie ad Agosto proprio perché lo si prevede un mese finanziariamente infuocato – ci sono prodotti come conti vincolati e certificati di deposito di molte banche che offrono un buon rendimento con rischi pressoché nulli.
Luigi Urbinati








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