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Economia

ATTACCO ALLA RESISTENZA

La tanto attesa seconda ondata di liquidità da parte della BCE è puntualmente arrivata e, dopo la pausa di consolidamento della scorsa settimana, i mercati hanno ripreso a correre fermandosi poco al di sotto delle resistenze tecniche e, soprattutto psicologiche. L’Eurostoxx50 è ancora sotto del 17% rispetto ai massimi del 2011, il Dax tedesco del 9%, mentre i mercati americani in alcuni casi, come per il NASDAQ, li hanno anche superati.
La dose di benzina fornita dal Ltro per far muovere banche e, si spera, imprese, stavolta è stata di 530 miliardi di euro (a dicembre erano 489) e le banche del nostro paese ne hanno approfittato per circa una quarto passando dalle 523 richieste di dicembre alle 800 del 29 febbraio. Altra differenza è che stavolta le banche che hanno fatto richiesta del prestito all’1% sono state in maggior parte quelle di dimensioni medio piccole quindi, è ipotizzabile pensare che una parte della liquidità vada ragionevolmente ad alimentare il credito verso imprese e persone.
Così il differenziale tra BTP e BUND decennali è sceso  fino a sfiorare i 300 punti, livello più basso da sei mesi, e Piazza Affari è tornata di moda nei portafogli degli investitori mettendo a segno il rialzo maggiore dell’aerea euro (+2,52%)  con il MIB che scalpita sotto i 17.000 punti, vero spartiacque per la continuazione del rally.
Ovvio chiedersi se stiamo parlando di vera crescita e di reale sviluppo economico oppure se tutto questo è solo la conseguenza della politica di Mario Draghi. Se, come è avvenuto in occasione del primo prestito, gli istituti bancari utilizzeranno l’enorme liquidità per acquistare titoli di stato, obbligazioni proprie o per depositarli nuovamente nei forzieri di Francoforte fra qualche settimana il problema si ripeterà puntuale e dirompente. 18 mesi fa la politica economica europea si è concentrata nella direzione di salvare il sistema bancario greco a scapito dell’economia reale e sappiamo bene come è andata a finire. Il dato da tenere d’occhio e il grafico che dovrebbe essere sempre sulle nostre piattaforme di trading non è tanto lo spread ma il tasso di disoccupazione (salito al 9,2%, peggior dato dal 2004) e specialmente quello giovanile che tocca un sonoro 31,1%.
In questo contesto il comitato di presidenza dell’Abi decide, dopo l’inserimento nel decreto sulle liberalizzazioni della norma relativa all’azzeramento delle commissioni bancarie sulla disponibilità di fondi, di dimettersi in blocco e il presidente Mussari dichiara sul Corriere della Sera che il suo auspicio è “che si apra un dibattito sulla natura delle banche italiane, che venga fuori chiaramente quale è la nostra natura e quale deve essere il nostro ruolo. Vorremo essere trattati come tutte le altre imprese da cui si esige concorrenza e trasparenza ma alle quali non vengono imposti prezzi amministrati o servizi gratuiti.”
I problemi, insomma, ci sono e sono tanti ma se è vero il principio dell’analisi tecnica  “trend is your friend”, qualora venga superata la barriera dei 17.050 punti sul MIB gli acquisti torneranno ad alimentare il rialzo e la prossima barriera potrebbe essere quella sui massimi dello scorso anno. Tra i titoli da preferire sicuramente i bancari (in particolare Monte dei Paschi e Popolare dell’Emilia Romagna, entrambe hanno sofferto voci, notizie e smentite sui cambia al vertice), i ciclici (Fiat Industrial, Prysmian e Pirelli) oltre ad Azimut e Ferragamo che corrono parecchio.
Sul versante USA ormai sembra che tutti attendano lo scoppio di Apple che ha raggiunto quotazioni stratosferiche: vale 505 miliardi di dollari di capitalizzazione: esattamente come 1/30 di tutto il debito pubblico USA, poco meno della metà della borsa tedesca e il 100% di Piazza Affari. Ma se il trend è nostro amico, il titolo continua a correre e la società a produrre apparecchi rivoluzionari (la scorsa settimana il numero di App scaricate sull’Apple Store è arrivato al record di 25 miliardi) voi ve lo lascereste scappare?

Luigi Urbinati

 

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